Narni Scalo: stabilimento Sangraf, i sindacati chiedono che si apra un tavolo di crisi al Mimit
"Chiediamo l’apertura di un tavolo di crisi presso il Ministero delle imprese e del made in Italy per lo stabilimento Sangraf Italy di Narni Scalo. L’apertura del confronto presso il Mimit è fondamentale. Serve a garantire la salvaguardia dei livelli occupazionali, la tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e la tenuta di un presidio industriale che il territorio non può e non deve perdere". È questa la richiesta congiunta di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, attraverso le segreterie territoriali, provinciali e regionali. "Una decisione – spiegano i sindacati umbri – che scaturisce dall’aggravarsi di una crisi che da congiunturale è divenuta strutturale, mettendo a rischio l’unico sito produttivo italiano di elettrodi di grafite per forni fusori ad arco elettrico: un
asset strategico per l’intera industria siderurgica nazionale". "Nonostante l’appartenenza al gruppo globale Sanergy – proseguono le sigle sindacali in una nota – e la presentazione di ambiziosi programmi di sviluppo, tra cui il progetto Gam per la filiera delle batterie e l’impianto a idrogeno finanziato dal Pnrr, lo stabilimento di Narni versa da un pò di tempo a questa parte in uno stato di sostanziale paralisi operativa. La produzione, già soggetta a forti contrazioni dalla fine del 2023, è ferma, determinando uno stallo che mette a rischio il futuro del sito. L’elemento di maggiore preoccupazione è rappresentato dal progressivo degrado impiantistico dove la sistematica assenza di manutenzioni ordinarie e straordinarie sta compromettendo il valore degli asset industriali e, cosa ancor più grave, mette a serio rischio la capacità del sito di tornare operativo". "Come già denunciato all’azienda – specificano i sindacati –, senza un piano di manutenzione adeguato viene meno ogni garanzia per la ripartenza degli impianti in condizioni di piena sicurezza. Questa condizione di incertezza, inoltre, ha generato una preoccupante emorragia occupazionale con l’organico sceso dalle 81 unità del 2023 alle attuali meno di 60. Tale perdita di professionalità chiave sta svuotando lo stabilimento delle competenze tecniche necessarie al ciclo produttivo, in un processo che diventa giorno dopo giorno più letale per la stessa sopravvivenza operativa e industriale del sito. Il peso della crisi finanziaria sta inoltre ricadendo direttamente sulle lavoratrici e sui lavoratori" I sindacati denunciano "ritardi nel pagamento delle retribuzioni ed irregolarità di natura contributiva e previdenziale". "Dopo aver esperito ogni possibile tentativo di mediazione in sede locale e regionale – concludono i sindacati –, riteniamo ora necessario spostare la vertenza a livello ministeriale. La Regione Umbria ed i sindacati nazionali di categoria stanno già chiedendo l’apertura urgente del tavolo di crisi al Mimit. Si faccia presto per tutelare le lavoratrici ed i lavoratori".