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Narni: sabato 5 febbraio al Teatro Manini va in scena "Rikordami", uno spettacolo per la Giornata della Memoria
Il 5 febbraio alle 21 al Teatro Comunale di Narni, va in scena lo spettacolo 'Rikordami'. Il lavoro, tratto da un testo di Antonio Fresa, portato in scena da Cristina Caldani e Massimo Manini, è il frutto di una collaborazione fra le compagnie teatrali Teatro Spazio Fabbrica e Piccoli Trasporti Teatrali. "Lo spettacolo - si legge in un comunicato -, intende essere un’occasione per riflettere sulle tragiche vicende della Shoah e sul dovere di innescare quella che l’autore definisce come “memoria della memoria”. E’, infatti, evidente che, per motivi anagrafici, i sopravvissuti al “male assoluto” dei campi di concentramento stanno scomparendo ed è, quindi, ancora più forte il dovere civile della memoria delle loro storie e delle loro sofferenze. La vicenda è incentrata sulla complessa relazione fra una sorella e un fratello di una famiglia ebrea che vede sconvolta la propria pacifica esistenza. Con un’accurata messa in scena, viene narrata l’evoluzione della loro storia e del loro rapporto". Lo spettacolo è andato in scena a Spoleto, Lugnano, Foligno e in precedenza a Massa Martana e Viterbo. Lo spettacolo è gratuito e per prenotare ci si può rivolgere al numero 0744.747277
ANTONIO FRESA PARLA DELLA SUA OPERA
“Scrivere con modestia: come nasce un testo sulla memoria
I testimoni diretti della Shoah stanno, per ovvi motivi anagrafici, scomparendo e non potremo più sentire la loro voce per mantenere viva la memoria di quello che è stato. Il loro racconto è legato alla loro vita e alla violenza della storia che hanno dovuto subire. Il nostro farci memoria della memoria è, invece, una scelta etica profonda e sentita per serbare con noi l’idea di un male assoluto che la storia ha saputo produrre; la nostra è una responsabilità profonda verso le loro vite e verso le nostre speranze di un futuro migliore; il nostro è un atto di solidarietà oltre il tempo che ci tiene legati gli uni agli altri per dirci ancora umani. Da questa visione è nato un testo che è poi divenuto una rappresentazione teatrale: un sommesso monito a fare i conti con il peso di una memoria che ci lega gli uni agli altri. Il testo che ho osato scrivere è il frutto di una lunga riflessione e di uno studio dei fatti che mi ha portato a farmi sempre più domande e ad avere sempre meno risposte. Ogni volta che ho avuto la presunzione di capire, mi sono reso conto che sapevo ben poco e che dovevo ascoltare il racconto di quelli che ci stavano ancora parlando. Adesso il nostro dovere e farci interpreti delle loro parole”.
2/2/2022 ore 10:53
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