Mercoledì 12/06/2024
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Narni: dalla passione per il tamburo a quella per la batteria, ecco come è nata la collezione di Claudio Capitoli
Una passione decisamente originale, che ha portato un cittadino narnese a collezionare tamburi, ma soprattutto delle batterie. Parliamo di Claudio Capitoli, personaggio assai conosciuto in città per i suoi trascorsi da musicista; nello specifico di strumenti a percussione. Troviamo Claudio, verso la fine degli anni ’60, muovere i primi passi nel questo fantasmagorico mondo della musica. Erano gli anni in cui andavano di moda i “complessi” e per i ragazzi di allora provare a formare una piccola band non era poi così difficile. Si andava di “acustico”, quindi bastava avere un paio di chitarre ed una batteria per partire. L’arrivo delle prime “pianole” della Farfisa fu importante perché permise ai complessi di migliorare le melodie delle canzoni proposte. Capitoli si racconta, spiegando che a dare una bella spinta a quella che per lui era già una passione, fu quando “nel 1969, in occasione della prima edizione della Corsa all’anello, io ed altri cinque ragazzi narnesi venimmo contattati per formare il gruppo dei tamburini che aveva il compito di accompagnare il corteo. Accettammo di buon grado e così partì l’avventura. I primi anni le prove le facevamo in un locale adiacente all’attuale sede di Narni Sotterranea e la cadenza ed il passo venivano regolati insieme ai costumanti, presso il chiostro della chiesa di Sant’Agostino. Poi il terzo anno si formarono i gruppi dei tamburini all’interno dei tre terzieri, più quello del gruppo comunale. Eravamo in sei per ogni gruppo: cinque tamburi ‘normali’ ed un rullante. Dal quarto anno vennero aggiunte le tubicine”. Capitoli ripercorre gli anni della sua permanenza nei terzieri della Festa. “Sono stato il responsabile dei musici del terziere Santa Maria fino al 1979. Poi mi presi una pausa. Tornai alcuni anni dopo ad occuparmi di tamburi all’interno della Corsa all’anello, per ricostituire il gruppo dei tamburini del Comune e lì sono restato fino al 2009. Ho seguito, fino al 2012, altri due gruppi di tamburini, poi ho nuovamente deciso di lasciare. Dal 2015 è iniziata per me una nuova era: quella del collezionismo che mi ha permesso di approfondire la conoscenza della storia del tamburo che ha poi dato vita alla batteria. Oggi posseggo tante batterie, ma quelle che vado ad elencare sono solo alcune che per il modo in cui sono state costruite e in base alla loro marca, indicano la loro storia ed il loro percorso. La più ‘attempata’ della mia collezione risale ai primi del ‘900, si tratta di uno strumento artigianale e senza nome. Posseggo poi una ‘Bardelli’, nota marca triestina, una ‘De Bernardi’ di Verona, una ‘Alberti 3 R’ di Milano ed ancora ‘O.t.t.’ di Bologna ed una ‘Desidera’ di Verona. Ci sono poi una ‘Amat’ di Torino, una ‘Fainest’ di Vergaio di Prato, una ‘Meazzi’ una ‘Hollywood’, una ‘Hipercussion’ ed una ‘Wooding’ di Milano, una ‘Tamburo’ di Novara, una ‘Di Berardino Drum’ di Pescara ed una ‘Daila’ di Roma. Si tratta di tutte batterie italiane, acquistate in Italia, ma nella mia collezione ci sono anche altri set-drum di altre nazionalità”. Capitoli non è in grado di dare un valore a questo vero e proprio patrimonio: “Qui si parla, oltre che di valore economico, di valore affettivo. Quando si colleziona uno strumento lo si fa per passione e per l’amore che uno ha nei confronti di quello specifico strumento. Pensare di disfarsene proprio è l’ultimo dei miei pensieri”. IL sogno di Capitoli è quello di trasferire la sua collezione in un locale del Comune dove sia possibile allestire una mostra permanente. “Sono sicuro che un'esposizione del genere – conclude – richiamerebbe a Narni molti appassionati del settore, ma anche tanti curiosi”.
8/6/2024 ore 4:10
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