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La storia del narnese Orazio Cecca prigioniero dal 1943 al 1945 nel lager di Stalag in Germania
Riprendiamo un articolo uscito sul Corriere dell'Umbria e riguardante la storia del narnese Orazio Cecca. "Una storia ed un dolore - si legge nell'articolo firmato da Cesare Antonini -, durati due anni ma tenuti celati per una vita intera. Poi, in eredità ai suoi figli e ai suoi nipoti in vita, il suo diario, le lettere e tutti i documenti che testimoniano la prigionia nel lager di Stalag, in Germania, di cui Orazio Cecca non ha mai voluto parlare. E il 2 giugno 2021, in occasione della Festa della Repubblica, il Prefetto di Terni, Emilio Dario Sensi, ha consegnato alla figlia Paola Cecca, la medaglia d’onore concessa ai cittadini italiani deportati ed internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto. Sono gli Imi, gli Internati Militari Italiani, quelli che scelsero di non combattere con i tedeschi e, per questo, vennero deportati nei lager e costretti a lavorare per gli scellerati piani di Hitler. 'Solo quando nonno è morto abbiamo potuto leggere il suo diario e tutto quello che aveva subito in quei due anni di prigionia dal 1943 al 1945 - racconta una delle nipoti, Gaia - non ha mai voluto raccontarci nulla ma ha lasciato tutto trascritto e ordinato in una sacca come per lasciarsi in eredità questa testimonianza, questo messaggio'. Orazio - continua l'articolo -, venne catturato in Serbia e, dopo la scelta, lui e i suoi amici, pensavano di essere riportati in Italia: 'Erano felici quando rifiutarono di combattere pensavano di poter tornare in Italia ma si ritrovarono poi su un treno diretto ai lager in cui si dividevano una pagnotta in tanti - prosegue Gaia Cecca - tutta la storia che nonno racconta è pervasa da fame, stenti, sofferenza e fatica. Venivano picchiati e costretti ai lavori forzati, ha sofferto tantissimo e per questo deve aver scelto di non raccontare nulla'. L’unico conforto nelle lettere che i prigionieri avevano la facoltà di spedire ai cari: 'C’era però una censura e un controllo stringente e qualche lettera, come nonno specifica, non è mai partita. In quelle spedite da casa c’erano raccontate cose che accadevano a Narni, quasi per sdrammatizzare e distrarre in quelle letture il dolore di quegli anni'. Orazio ha avuto una vita bellissima. Tre figli e tanti nipotini e un lavoro che gli ha permesso di conoscere tutti i suoi concittadini: era il bigliettaio dell’autobus, l’ultimo prima che arrivassero le macchinette vidimatrici. Tutti si fidavano di lui e gli affidavano anche i bambini per il tragitto fino a Narni Scalo dove c’era chi li aspettava. Queste medaglie, così come dei risarcimenti alle famiglie, vengono concessi grazie alla commissione permanente della presidenza della Repubblica che analizza i documenti e le storie: 'Nonno sarà felicissimo che l’onorificenza è stata consegnata il 2 giugno, lui era un grande Repubblicano. Per la sua famiglia è stata una grande commozione ma siamo felici e ringraziamo il Presidente della Repubblica, la Commissione e il Prefetto', conclude la famiglia Cecca".
3/6/2021 ore 13:55
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