Lunedì 23/09/2019
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Sconcerto in città per la morte di Lanfranco Fausti, l'operaio del Comune caduto da una scala mentre era al lavoro
Morire per cambiare una lampadina. Arrampicarsi su per la scala a pochi metri di altezza, perdere l'equilibrio e battere con violenza il capo in terra, tanto da rimetterci la pelle. Una morte assurda, come assurde sono tutte le disgrazie capitate sui luoghi di lavoro. La vita di Lanfranco Fausti è stata spezzata in questo modo in una rigida mattina di marzo, in un innocente vicolo di un borgo che evoca immagini amene e pittoresche e che non fa certo pensare a una tragedia. Eppure sono state le antiche pietre di quella pittoresca stradina a dare la morte al povero Fausti, 57 anni, una moglie e due figli: una ragazza di 18 anni che frequenta Ragioneria a Narni Scalo ed un maschio di 25 che da qualche tempo si è trasferito in Inghilterra dove lavora come cameriere. Una mattinata uguale a tante altre: Lanfranco è partito intorno alle 8 di ieri mattina dal Cos (Centro Operativo Servizi) di Maratta a bordo del furgone Iveco 238 del Comune, quello dotato di autoscala con cestello. Doveva fare un giro di ricognizione e sistemare alcuni lampioni in giro per il territorio. Lavori di routine: un cavo strappato dal vento e da sostituire, una lampadina bruciata da cambiare, una centralina da controllare. Il lavoro di tutti i giorni, che eseguiva in compagnia del suo "capo squadra" Moreno Nevi. Ieri mattina però era solo. Nell'ordine di servizio c'era anche da fare un salto a Stifone dove gli abitanti avevano segnalato da tempo il cattivo funzionamento di qualche lampione nei vicoli del paese. Lanfranco è arrivato in prossimità della frazione ed ha parcheggiato il camion lungo la ex Ortana, poi è sceso a piedi per le scalette che portano nei vicoli antichi e silenziosi del piccolo paese. "Mi ha chiesto quali fossero le lampadine che non funzionavano – spiega un signore di una settantina di anni che ha soccorso per primo Fausti dopo la caduta -, ed io gliele ho indicate. Siamo andati insieme dietro all'arco e gli ho fatto vedere quel maledetto lampione che ha poi provocato la sua morte e lui si è subito messo al lavoro, predisponendo i suoi attrezzi. Mi ha detto che avrebbe dovuto verificare se si trattava di un guasto alla linea oppure se era semplicemente da sostituire la lampadina. Sono di nuovo andato verso casa e qualche minuto dopo l'ho rivisto passare: 'è la lampada bruciata, vado al furgone a prenderne una nuova', mi ha detto. Si è rimesso a lavorare e pochi istanti dopo è successa la tragedia: ero tornato per vedere a che punto fosse con la sostituzione della lampadina e l'ho trovato disteso in terra; muoveva ancora le gambe ma dagli orecchi e dalla testa usciva del sangue e allora ho capito che era grave. Ho chiamato i soccorsi, ma non c'è stato niente da fare". Lanfranco stava lavorando a poco più di quatto metri di altezza, non indossava un casco di protezione e evidentemente non era ancorato a nessun appiglio. Deve aver perso l'equilibrio ed ha tentato di aggrapparsi al lampione, ma questo si è sradicato dal muro ed è caduto a terra insieme a lui. Il poveretto è caduto all'indietro ed ha sbattuto la nuca su uno dei ciottoli della pavimentazione: un colpo fatale che gli ha sfondato il cranio provocandogli una morte quasi istantanea. Gli operatori del 118 giunti pochi minuti dopo sul posto non hanno potuto fare nulla per salvargli la vita. Sul posto si sono portati carabinieri della stazione di Narni Centro ed i funzionari dell'Asl 4 che si interessano della sicurezza nei luoghi di lavoro. La salma è stata rimossa intorno alle 13 su disposizione del magistrato Raffaella Gammarota che ne ha ordinato il trasferimento presso l'obitorio di Terni.
La scomparsa di Lanfranco Fausti ha provocato forti reazioni tra i colleghi di lavoro i quali hanno immediatamente deciso di attivare uno sciopero di due ore e di organizzare una assemblea presso il teatro comunale alla presenza delle organizzazioni sindacali. L'adesione all'astensione dal lavoro è stata pressochè unanime e nel corso dell'incontro i presenti hanno rimarcato il fatto che non è più possibile morire in modo così banale in un luogo di lavoro. Oggi le Rsu del Comune di Narni hanno convocato un'assemblea dei dipendenti per verificare la situazione della sicurezza nel posto di lavoro. "Il nostro collega morto - ha detto Paolo Favetta, segretario generale della funzione pubblica della Cgil - non doveva stare solo a svolgere quel lavoro. Si è trattato, certo, di una tragica fatalità e tuttavia non c'erano le condizioni di sicurezza. Il sindacato dovrà compiere fino in fondo il proprio dovere per pretendere sicurezza sui luoghi di lavoro".
22/3/2007 ore 5:26
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