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Narni: il "Beata Lucia" ha ripreso a svolgere il suo ruolo e si appresta entro poco tempo ad ospitare una ventina di madri in difficoltà
Recuperare il ruolo per il quale l’istituto era stato famoso nel secolo scorso. Con questo principio due anni fa il “Beata Lucia”, in passato il più grande brefotrofio della regione, era stato ristrutturato da cima a fondo ed aveva riaperto i battenti, mettendosi a disposizione delle ragazze madri in difficoltà e di quelle donne rimaste incinte che non hanno un lavoro e non sono in grado di poter dare un futuro ai propri nascituri. Nel giro di pochi mesi i responsabili dell’istituto hanno riallacciato i rapporti con tutti i Servizi Sociali dei comuni della province di Terni e di Rieti, il territorio dove in passato l’ente ha operato con maggiore incisività, con la varie Curie e le associazioni caritatevoli. E’ bastato questo a rimettere in moto un meccanismo che ha subito dato i suoi frutti, così alcuni mesi fa sono arrivate le prime ospiti che sono state accolte dal personale dell’istituto. “Si tratta di due ragazze di colore che hanno messo al mondo due splendidi bambini – spiega Carlo Capotosti il presidente del “Beata Lucia” – e di due donne italiane, anche loro in attesa di partorire”. All’istituto lavorano molti volontari che mandano avanti una parte dei servizi, mentre per la parte più specialistica, in particolare quella sanitaria, sono i medici della Asl a seguire le ospiti. Ci sono poi gli operatori di due associazioni – la “Nuova Vita” che fa capo alla Caritas di Terni e la “Cipss” di Narni Scalo – che si occupano di tutto il resto. “Stanno arrivando molte richieste dalla Sabina – rivela Capotosti – tanto che entro la fine dell’anno saremo in grado di ospitare almeno una ventina di mamme e una decina di bambini. Questo vuol dire che l’istituto tornerà presto a recitare un ruolo di primo piano nell’accoglienza delle madri in difficoltà”.
7/7/2006 ore 4:49
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