Lunedì 23/04/2018
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Narni: i volontari della Prociv Arci si allenano con un manichino a fare il massaggio cardiaco in caso di emergenza
Può sembrare una notizia di quelle che, spesso, vengono considerate meno importanti di altre. Ma non lo è, perché riguarda quelle situazioni di emergenza dove la prontezza di spirito di qualcuno può essere sufficiente a salvare una vita umana. Ci piace, allora, far sapere che l’associazione Prociv Arci di Narni, si è dotata di recente di un manichino Blsd Basic Life Support) che, tradotto in italiano sta a significare: Sostegno di Base alle funzioni vitali. Si tratta, dunque,di una tecnica di primo soccorso che comprende la rianimazione cardiopolmonare (Rcp) e una sequenza di azioni di supporto di base alle funzioni vitali. La definizione BLS/D si riferisce al protocollo BLS con l'aggiunta della procedura di defibrillazione (che è lo standard progressivo nei corsi di formazione per soccorritori). Il manichino viene utilizzato dai volontari narnesi della Prociv per esercitarsi a compiere il massaggio cardiaco in caso di emergenza. Esso, infatti, permette di simulare con estremo realismo, la situazione di emergenza causata da un arresto cardiaco ed è dunque ideale per l'addestramento alla “Rcp” sia da parte di personale laico che di soccorritori occasionali o professionisti. “L'attrezzatura – fanno sapere dalla Prociv narnese -, è a disposizione per tutti coloro (abilitati e non) che volessero effettuare sedute di allenamento al massaggio cardiaco e all'uso del defibrillatore in previsione del prossimo esame abilitativo che si terrà a breve”. Lo scopo di tale tecnica è quello di mantenere ossigenati il cervello e il muscolo cardiaco, insufflando artificialmente aria nei polmoni e provocando, per mezzo di spinte compressive sul torace, un minimo di circolazione del sangue. Il rischio principale collegato alla mancanza di soccorso in questi casi è il danno anossico cerebrale; si tenga a tal proposito presente che l'ossigeno (necessario appunto al cervello) è presente nell'aria-ambiente in percentuali medie del 21%, mentre quello presente nell'aria espirata dai polmoni è circa del 16% (vale a dire che, respirando, consumiamo soltanto circa un quinto dell'ossigeno presente nell'aria); questa constatazione ci fa capire come l'intervento con la respirazione artificiale semplice (con la bocca) o con la respirazione artificiale evoluta (pallone auto-espandibile, bombola di ossigeno, soccorso avanzato) possa realmente fare la differenza, giacché praticando la classica respirazione bocca a bocca, il soccorritore insufflerà nei polmoni della vittima un'aria il cui ossigeno è già stato parzialmente utilizzato (poiché il soccorritore ha inspirato ed espirato quell'aria), e perciò sarà un'aria meno efficace. Altrettanto importante è la tempestività dell'intervento: dall'inizio dell'arresto cardio-circolatorio, mediamente le probabilità di sopravvivenza diminuiscono del 7-10% ogni minuto; già dopo 9-10 minuti, in assenza di RCP (sigla di Rianimazione Cardio-Polmonare), è molto difficile se non impossibile sperare il recupero del danno anossico cerebrale definitivo (ma i primi gravi danni al cervello si riscontrano dopo già 4 minuti di mancanza di ossigeno).
31/3/2018 ore 1:55
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