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Narni: dal 1981 ad oggi il territorio ha perso 1.500 posti di lavoro, lo dice uno studio fatto da "Ennedinarni"
Uno studio statistico di carattere demografico e socio-economico riguardante la città. E' quello fatto dalla neonata associazione Ennedinarni" e presentato nei giorni scorsi presso la sala bar del teatro comunale. "Lo studio - spiega il presidente dell'associazione Giorgio Lucci -, mette a confronto i dati statistici di due distinti periodi censuari: quello del 1981 e quello del 2011. Al fine di fornire un quadro di analisi più completo, in alcuni casi, sono stati utilizzati anche indicatori riferiti agli ultimi anni, fino al 2014. Tutti i dati concernenti la città di Narni sono stati confrontati con quelli dei comuni di Terni e di Orvieto. Poi raffrontati con le medie provinciali e regionali e solo per alcuni parametri, con le rilevazioni effettuate nelle città umbre con popolazione superiore ai 20.000 abitanti. Dallo studio emergono le tendenze di fondo che, in questo lungo periodo di tempo, hanno interessato Narni, così come emergono alcuni dei caratteri più significativi e attuali della realtà narnese. Una realtà, per molti aspetti, certamente problematica. La comunità narnese - continua la nota dell'associazione -, non sembra avere ancora superato la rottura prodottasi a metà degli anni '90 con i processi di deindustrializzazione e con la crisi di un particolare assetto e di una particolare conformazione socio-culturale. Sotto il profilo demografico, Narni si presenta come una città in stasi demografica e scarsamente attrattiva. Questa constatazione di carattere generale è in qualche modo aggravata dai processi d'invecchiamento della popolazione, che assumono a Narni, per tutti gli aspetti statistici inerenti, consistenze più marcate che nelle altre realtà di riferimento. Il 27% della popolazione ha più di 65 anni, l'indice di vecchiaia è pari a 228,6 contro una media regionale di 185,2; l'età media dei narnesi è di 47 anni contro i 44 anni della media nazionale. Sotto il profilo economico spariscono le grandi fabbriche con più di 500 occupati, si contrae pesantemente il settore industriale che perde oltre 1.500 unità lavorative dal 1981. In analogia con le tendenze registrate nel Paese, aumenta in misura molto importante, ma con performance e valori assoluti assai più ridotti che nelle altre realtà, il settore terziario. In ogni caso il rapporto, registrato nel 1981, tra gli occupati nell'agricoltura, nell'industria e nelle costruzioni e gli occupati nei vari comparti dei servizi si inverte nettamente a vantaggio di questi ultimi che giungono a rappresentare, nel loro insieme, il 64% della popolazione attiva. Nel complesso, soprattutto a causa dei processi di deindustrializzazione a cui si è fatto riferimento, la struttura economica e produttiva localizzata sul territorio comunale si contrae in modo significativo. Narni passa da città 'importatrice' di forza lavoro, con un saldo attivo di 906 unità, a città 'esportatrice' di forza lavoro con un saldo passivo di 558 unità. Sul piano sociale, in generale, i trend riferiti alla popolazione attiva, all'occupazione, alla partecipazione femminile alle forze di lavoro, all'istruzione superiore e universitaria e all'imprenditoria, seguono le tendenze all'aumento rilevate su scala nazionale ma, tuttavia, con ritmi e comunque con risultati finali significativamente più bassi di quelli delle altre città considerate e degli altri valori medi assunti come elementi di confronto e valutazione. Gli anni della crisi - conclude la nota di Ennedinarni -, non sembra che abbiano mutato i caratteri sopra descritti della società narnese. In questi stessi anni la disoccupazione, calcolata sulla popolazione attiva, è aumenta, dal 2011 al 2014, di circa 6 punti percentuali mentre l'occupazione è calata di 2 punti. E' infine probabile - conclude Lucci -, proprio per la particolare composizione sociale della comunità cittadina, che i redditi narnesi siano diminuiti mediamente in misura inferiore che nelle altre realtà regionali".
25/6/2015 ore 1:35
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