Venerdì 05/06/2020
Home     Cronaca    Attualità    Politica    Economia    Comprensorio    Corsa all'anello
Ore 20:29
Ambiente    Sport    Cultura    Turismo    Musica    Costume    Sondaggi    Video     Eventi
Narni: chiude il tiro a piattello di Berardozzo ma resta il piombo disperso sul terreno, a quando la bonifica?
Non si spara più. Quello che per più di sessant’anni è stato il campo di tiro a piattello di Narni ora è chiuso. Non ci sono comunicazioni ufficiali da parte della società sportiva che lo gestiva, ma la decisione di cessare ogni tipo di attività in quei terreni, diventati nel tempo una sorta di “bomba ecologica” a causa delle enormi quantità di piombo accumulate nel sottosuolo, sembra essere irreversibile. Era stato il nostro giornale, a dicembre dell’anno scorso, a dar voce a numerosi cittadini i quali avevano puntato l’indice contro il tiro a piattello di Berardozzo per le varie forme di inquinamento prodotte. Tutto era partito dal rumore degli spari, divenuto insopportabile per decine di persone le cui case si affacciano sulla zona di Tre Ponti, quella dove insiste l’impianto. Poi si era passati ad argomenti più seri ed era così venuta fuori l’ipotesi del danno ambientale, determinato dalla dispersione sul terreno adiacente il tiro a volo dei pallini di piombo sparati dai fucili e da quella dei piattelli frantumati. Più di mezzo secolo di tempo, da moltiplicare per le migliaia di colpi che sono stati sparati. Numeri da far rabbrividire. E’ bastato fare un sopralluogo per verificare che nelle zone intorno al tiro a segno, in particolare nel boschetto che si trova a valle dell'impianto, disseminati dappertutto ci sono effettivamente pezzi di piattelli di vario colore. Migliaia di pezzi che negli anni si sono accumulati sul terreno, stratificandosi fino ad una profondità considerevole. Ma non solo: nello stesso bosco è possibile trovare migliaia di pallini di piombo. E se si prova a scavare con le mani i pallini affiorano chiaramente in mezzo alla terra. Quale sia la quantità di materiale inquinante presente nel sottosuolo non è facile da dirsi. Ora che l’impianto è stato fermato è però necessario pensare ad una bonifica radicale, che nessuno vorrebbe però accollarsi. I terreni sono del Comune e alla fine spetterà proprio all’ente occuparsi di rimettere le cose a posto. Quando, però non si sa.
(foto di repertorio)
13/10/2009 ore 0:40
Torna su