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La Asl ha dato ordine di abbattere il "setter" che un mese fa aveva aggredito i suoi proprietari a Schifanoia
Storie di animali. Di cani che si ribellano ai loro proprietari e colti da “raptus” improvvisi, li azzannano, spesso provocando conseguenze gravi. Spesso uccidendo. Succede agli essere umani di perdere per pochi attimi il lume della ragione e di combinare tragedie dalla inaudita ferocia, figuriamoci se non può accadere ad un animale. Magari ad un cagnolino che fino al giorno prima era stato docilissimo. Ci sono delle differenze, però: se un uomo diventa all’improvviso un assassino, viene comunque “perdonato”, gli si fanno mille esami, fisici e mentali, si cerca di capire i motivi che lo hanno portato a compiere quel gesto, lo si cura e lo si riabilita. E poi con una pacca sulla spalla lo si rimanda in mezzo alla società. Per i cani non è così ed è raro che uno di essi che si sia rivoltato al proprietario o abbia azzannato qualcun altro, non sia stato abbattuto. E’ sempre stato così, quindi non può meravigliare quello che è accaduto al “setter” narnese che qualche settimana fa aveva aggredito i suoi padroni mandandoli entrambi malconci all’ospedale. Così dopo una fase di “studio” predisposta, così come vuole la legge, dal servizio veterinario della Asl numero 4 di Terni, che aveva incaricato Antonio Liberati, il veterinario ufficiale dell’ente sanitario,di seguire la “pratica” del setter, è stato deciso di abbatterlo con una iniezione letale. Il giudizio della equipe di specialisti che insieme a Liberati aveva esaminato il cane non ammetteva ripensamenti: il setter è pericoloso e quindi va ammazzato. La “esecuzione” è già avvenuta e riproprone un problema che sta molto a cuore ai volontari dell’Enpa per i quali prima di uccidere un animale si dovrebbero ricercare con maggiore cura le motivazioni in base alle quali il cane ha dato d’improvviso “fuori di testa”. Spesso, alla base di certi raptus improvvisi ci sono dei maltrattamenti che in modo reiterato sono stati fatti nei confronti della bestia che “accumula” una serie di tensioni sino al giorno fatale. Ma un cane non parla e quindi non potrà mai discolparsi davanti a nessun giudice.
10/5/2003 ore 12:45
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