Giovedì 17/10/2019
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Fiordi sulla ex-Spea: siamo sicuri che quella imboccata sia la strada più veloce?
I terreni ex-Spea verranno alienati e Narni verrà messa nelle condizioni di recuperare il tempo perduto e di acquisirli. Questo in sostanza il concetto espresso dal senatore Francesco Bosi, sottosegretario alla Difesa, in risposta alla mozione presentata dall’onorevole Mazzuca. Il senatore Bosi ha parlato di “tempi abbreviati” ma non si è sbilanciato sulla durata di questi tempi, ne tanto meno sul tipo di "iter" che verrà seguito dalle parti per arrivare ad una rapida definizione della pratica. Il Comune, per bocca del sindaco Bigaroni, all’indomani dell’intervento del sottosegretario alla Difesa, aveva mostrato moderata soddisfazione: ”La procedura di dismissione della Spea-osservava Bigaroni- non rientra nelle nuove norme della cartolarizzazione, ha detto il senatore Bosi, poiché “la nuova normativa non interferisce con la legislazione speciale, che consente alla Difesa di alienare gli immobili militari non più utili ai fini istituzionali”, ciò significa che si segue la legge 662 del 1996 (finanziaria 1997): inserimento della Spea in un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri e diritto di prelazione all’ente locale. Rafforzato dal fatto che Bosi ha dichiarato che la Spea sarà “finalmente inclusa” nel prossimo DPCM tra i beni da alienare. Questo ci fa ben sperare anche se siamo preoccupati per i tempi necessari alla procedura”.
Le preoccupazioni del sindaco sono le stesse degli altri uomini politici, di maggioranza e di minoranza, della nostra città. Piero Fiordi, consigliere repubblicano, ha voluto fare una “indagine personale” sulla situazione. “Questa vicenda sta assumendo degli aspetti paradossali e grotteschi-ha detto Fiordi-per capirci qualcosa di più è opportuno ripercorrere le tappe principali che negli ultimi dieci anni hanno riguardato questi terreni. La domanda di acquisizione dell’area, ai sensi della legge n° 579 del 31/12/93, fu presentata in data 5/3/96 ed integrata in data 20/6/97 con la richiesta di acquisizione gratuita ai sensi della legge 15/5/97 n° 127 (Bassanini),a queste istanze il Ministero delle Finanze rispose in data 8/7/97 affermando che “in assenza del Regolamento non può applicarsi quest’ultima normativa e che pertanto la pratica seguirà il percorso previsto dalla legge 579”. In quella occasione-osserva Fiordi-il ministerò invitò il comune a presentare la documentazione che venne inviata entro il termine stabilito, cioè entro l’11/9/97. Nella lettera di trasmissione il Comune richiamò, forse erroneamente, la legge 127/97.
In data 30/6/98 il Ministero delle Finanze comunica che il bene è stato incluso nell’elenco dei beni dismissibili della Difesa, da alienare in conformità all’art.3 comma 112 della legge 662 del 23/12/96,sancendo di fatto in modo unilaterale l’abbandono della pratica di acquisizione secondo la normativa della legge 579/93. A questo punto il Comune inizia le trattative con il Ministero della Difesa che come è noto non hanno portato ad alcun risultato. L’On. Mazzuca nella interrogazione chiedeva, tra l’altro, “una indicazione precisa affinché nell’ambito delle molte leggi,anche contraddittorie,si possa finalmente sapere sulla base di quali leggi il Comune deve operare,quali siano le eventuali difficoltà e quali modi per appianarle”.
Abbandonata la legge 579/93,abbiamo ancora di fronte quattro alternative di acquisizione :
-Quella onerosa prevista dalla legge 662/96.
-Quella gratuita prevista dalla legge 127/97 (Bassanini).
-Quella gratuita prevista dalla legge 61/98 (terremoto Umbria-Marche).
-Ed infine quella prevista dall’art. 80 della Finanziaria 2003 che prevede tempi certi, domanda entro il 30/4/2003 e risposta entro il 31/8/2003.
Il sottosegretario parla di accelerazione della pratica, ma quale?-si chiede Fiordi-Prima occorre conoscere la strada da percorrere, siamo di fronte ad un quadrivio e non ci sono indicazioni, o meglio il sottosegretario ha dichiarato che il bene verrà incluso nel terzo D.P.C.M. ma siamo sicuri che sia questa la strada giusta da seguire nell’interesse della nostra comunità?
Intanto l’inclusione nel terzo D.P.C. M. ai sensi della legge 662 è onerosa e serve per fare cassa per le esigenze riorganizzative delle forze armate ed esclude la possibilità di acquisire il bene gratuitamente come previsto dalla legge 127/97 (art 17 comma 65)”.
“La disponibilità data dal Governo per risolvere la vicenda-conclude Fiordi-si deve subito tradurre in azioni concrete,come in effetti è stato richiesto dall’On.Mazzuca,dobbiamo sapere e concordare con l’Agenzia del Demanio,la strada da seguire,quella naturalmente che soddisfi gli interessi della nostra Comunità,è un nostro diritto ed è un dovere per l’amministrazione titolare della funzione di fornire tutte le informazioni necessarie.
L’alienazione del bene,dopo che sia intervenuta la dichiarazione che lo stesso non è più utilizzabile ai fini istituzionali e che comunque risulti inutilizzato da almeno 10 anni,non rientra più nell’esercizio del potere discrezionale dell’amministrazione,ma è un obbligo in presenza di varie disposizioni di legge che ne dispongono la cessione. La perdurante inerzia comporta comunque un danno patrimoniale con conseguente azione giudiziaria presso la Magistratura contabile.”







18/3/2003 ore 16:10
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