Giovedì 25/05/2017
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De Rebotti lancia la proposta per utilizzare in modo non inquinante i rifiuti residuali
di FRANCESCO DE REBOTTI
In un paese come l’Italia, pieno di contraddizioni, di promesse mai mantenute, di leggi confuse e spesso contraddittorie una delle situazioni più caotiche, mai affrontate con il necessario coraggio e con spirito innovativo, è quella che riguarda l’ambiente e nello specifico il trattamento dei rifiuti. Di volta in volta abbiamo assistito a prese di posizione estemporanee, non motivate e non supportate da alcuno studio serio basato su ricerche e statistiche certificate ed attendibili. Non si è assistito all’emergere di proposte che potessero avviare un cammino virtuoso nel campo ambientale. Anzi, in questi ultimi tempi, ha fatto scalpore e suscitato un acceso dibattito la proposta di costruire ben 12 nuovi inceneritori in Italia, dei quali uno in Umbria. Proposta questa che ci proietta all’indietro e non ci pone sicuramente al pari di tanti paesi europei e non che scommettono su alternative, di ciclo e di impiantistica, non paragonabili. Tutto questo ha scatenato opposizioni, contrasti, distinguo, ma nessuno fra coloro che hanno fatto sentire la loro voce, si è assunto la responsabilità di indicare e proporre un qualche progetto che andasse nella direzione di alcuni importanti beni comuni, come la salute e l’ambiente in primis, seguiti da altri non meno importanti a questi collegati quali lo sviluppo di un’economia “verde” e la sostenibilità dei costi. Ebbene, è giunto il momento di voltare pagina e provare a pensare secondo nuovi principi e schemi, avanzando proposte coraggiose e percorribili che più decisamente vadano nella direzione del benessere, della convenienza, degli interessi delle comunità. Lo sforzo che si sta attuando sul sistema di raccolta differenziata, per quanto lodevole e indispensabile, non può rimanere nei prossimi anni l’unico strumento di azione a fronte di una situazione che presenterà comunque (speriamo in misura progressivamente più ridotta) il tema del rifiuto residuale, ad oggi non rigenerabile e quindi destinato alla termovalorizzazione o alle discariche. Per questo ho la presunzione di esporre un’idea, un’impostazione prima di tutto che tende ad affrontare e potenzialmente risolvere quello che da sempre è considerato un “problema”, vale a dire i rifiuti. Fino ad oggi ci si è basati unicamente sul trattamento termico (vedi inceneritori) e sulle discariche per il loro smaltimento, considerandoli gli unici elementi che possano garantire la chiusura del ciclo. Nel settore del trattamento dei rifiuti, c’è bisogno di aria nuova, di nuove idee, di progetti sostenibili, anche economicamente. Soluzioni che possano garantire non solo ambienti più vivibili ma anche cospicue risorse energetiche oltre che una valorizzazione, in tutte le sue forme e consistenze, del rifiuto. Dar vita ad una economia “circolare” (materia sulla quale l’Europa stessa sta provando a legiferare), accanto ad uno studio serio, approfondito della vita dei beni (LCA Life Cycle Assessment ovvero Valutazione del Ciclo di Vita) che indirizza nelle scelte migliori da intraprendere per diminuire l’impatto sull’ambiente. Consapevoli che non esiste 'La Soluzione' ma un mix di interventi possibili, di tecnologie ambientalmente ed economicamente sostenibili, durevoli nel tempo e quindi possibili, realizzabili, anche nei nostri territori. A questo proposito, con nuovi sistemi e tecnologie di trattamento in acqua ad esempio, diventa praticabile il recupero e il riciclo di tutte le materie prime ed assicurabile la produzione di grandi quantità di metano, di grandi quantità di energia elettrica ricavata in modo non inquinante e di grandi volumi di compost ad alta qualità e basso costo a vantaggio della nostra filiera agricola così fortemente bisognosa di supporto. Questa è la sfida, superare il concetto di un destino segnato e condizionato dallo stress della “chiusura del ciclo” dei rifiuti che automaticamente predispone alla fatalità delle discariche e dei termovalorizzatori per affrontare invece la possibilità e la necessità di investire su impianti, tecnologie che non chiudano ma aprano alla rigenerazione pressoché totale del rifiuto, in tutte le sue forme. Sono molte le esperienze a cui fare riferimento con l’ambizione di sanare anche importanti fette di territorio. Il trattamento in acqua può rendere possibile estrarre rifiuti e bonificare le discariche recuperando terreno, inquinanti e materiali ponendosi realmente come il sistema più valido in alternativa agli inceneritori. Con questa ambizione credo il nostro sistema istituzionale, associativo, economico può realmente candidarsi a recitare un ruolo di vera innovazione, affrontando la questione con coraggio e senza pregiudizi di fronte ad opportunità che esistono e che vanno colte.
23/9/2015 ore 2:55
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