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Crisi Sgl Carbon: Buconi (Psi) chiede che venga istituito un tavolo utile a rimuovere gli ostacoli
“La Giunta regionale spieghi quali iniziative intende adottare affinché anche attraverso il coinvolgimento del Governo, si possa far retrocedere la multinazionale Sgl Carbon dai suoi intenti attuali. Auspicando un tavolo specifico allo scopo di aggredire e risolvere le problematiche che costituiscono un ostacolo alla massima competitività del sito produttivo”. Sono queste le richieste che il capogruppo socialista a Palazzo Cesaroni, Massimo Buconi, affida ad una interrogazione a risposta immediata (question time) rivolta alla Giunta di Palazzo Donini. Buconi ricorda che “nel territorio narnese si è aperta l'ennesima crisi aziendale, che vede protagonista la SGL Carbon, azienda produttrice di elettrodi di elettrografite per la fusione dell'acciaio al forno elettrico, mettendo in discussione le sorti di 122 lavoratori più l'indotto delle varie ditte impegnate nella manutenzione. La Sgl è l'unica a svolgere questa attività in Italia, con risultati qualitativi eccellenti, ma possiede altri stabilimenti siti in vari parti del mondo (Germania, Canada Spagna) e ora in Malesia dove produce essenzialmente scarti e un turnover poco professionalizzante. Nel 2013 – aggiunge - il gruppo consoliderà una produzione di 180 mila tonnellate di elettrodi contro una previsione che si attestava sulle 160 mila tonnellate ma ha comunque comunicato alle organizzazioni sindacali la riduzione della produzione del 50 per cento (6000t/anno) sul sito narnese, riducendo un budget già esiguo rispetto al potenziale produttivo”. Il capogruppo socialista continua spiegando che “le tonnellate assegnate allo stabilimento narnese non sono sufficienti a sostenere nemmeno l'occupazione attuale e tale strategia comporterà l'aumento del costo unità di prodotto e dunque portando il valore della fabbrica fuori mercato. La direzione ha in aggiunta comunicato la chiusura di un forno, il che significa condannare la fabbrica ad un declino irreversibile alla luce del fatto che non sta arrivando nessun rifornimento di materia prima. La chiusura della fabbrica comporterebbe l'assoluta necessità di bonificare il sito produttivo, con costi che difficilmente l'azienda sarebbe in grado di poter sostenere. Risulta evidente l'intento di chiudere la fabbrica narnese - si legge ancora nell'interrogazione - sacrificandola a favore di altre realtà meno efficienti e professionalizzate, come alcuni siti europei. Questo pur di fronte all'impegno dell'amministrazione di dare vita ad un percorso in seno ai 'patti dei sindaci' per consentire di ottenere risultati sia sul versante dell'abbattimento dei costi energetici, gravosi per l'azienda, che su quella della riduzione della co2, attraverso il piano attuativo delle energie sostenibili (Pes). Un percorso precedentemente accettato dal management locale fino al 18 settembre salvo ora contrapporre una nuova strategia del tutto incomprensibile”.
15/10/2013 ore 15:23
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