Sabato 11/07/2020
Home     Cronaca    Attualità    Politica    Economia    Comprensorio    Corsa all'anello
Ore 04:23
Ambiente    Sport    Cultura    Turismo    Musica    Costume    Sondaggi    Video     Eventi
Caso Roccalto, il chirurgo risponde alla presidente Marini: "ha detto un mucchio di inesattezze"
La risposta data dalla presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini a due consiglieri regionali che l'avevano "interrogata" sul "Caso Roccalto", viene rispedita al mittente dal chirurgo stesso. "Ribadisco alla Marini - dice Roccalto - che per definizione l’incarico di struttura semplice dipartimentale 'gestione attività di chirurgia vertebrale' a me assegnato in data 1 gennaio 2013, non è incardinato nella Struttura Complessa di Ortopedia ma è una Struttura autonoma che fa capo al Dipartimento Chirurgico della USL Umbria 2. Ad essa l’azienda avrebbe dovuto attribuire la responsabilità di gestione di risorse umane tecniche o finanziarie, come da normativa contrattuale, cosa invece che non ha mai fatto lasciandomi lavorare da solo per oltre un anno e mezzo, fino a quando con il richiamo ai turni di guardia interdivisionale e di pronto soccorso, ho dato le dimissioni per impossibilità ad espletare correttamente il mio incarico. Faccio inoltre presente alla Presidente che tre notti di guardia equivalgono all’orario lavorativo di un’intera settimana di un dirigente medico; è chiaro quindi che togliere una settimana di lavoro alla chirurgia vertebrale significa negare risposte chirurgiche adeguate ai pazienti in lista d’attesa con conseguente allungamento ulteriore della stessa. Preciso che il mio responsabile superiore diretto era il Capo Dipartimento di Chirurgia della Usl Umbria 2 e non il dottor Scaia come affermato dalla Marini. Mi meraviglia, peraltro, che sia il direttore generale, sia la Presidente della Regione, con delega alla sanità, non conoscano l’organizzazione interna alle Aziende Sanitarie da loro dirette. Riguardo al ricorso presentato al Tribunale di Terni con sentenza 2010 - prosegue Roccalto -, esso non fu stato fatto unicamente dal sottoscritto ma da tutti i dirigenti medici del presidio ospedaliero di Narni, e a quel tempo non avevo l’incarico di Responsabile di Struttura Semplice Dipartimentale, incarico che ad oggi mi permette, per analogia degli obblighi e compiti istituzionali di una struttura complessa relativamente all’art.16 del Ccnll 2002-2005, di essere esonerato dalle guardie su delibera aziendale. Infine voglio sottolineare che non è stata mia intenzione attivare il consiglio regionale ma che tutto è stato frutto del clamore suscitato dalle mie dimissioni per giusta causa. Vorrei far riflettere la Presidente che oggi, in tempo di crisi, trovare un dipendente pubblico che è costretto a privarsi della certezza di uno stipendio sicuro a fine mese e di tante altre garanzie che una struttura pubblica fornisce, è cosa rara e dunque suscita clamore. Sono meravigliato dal fatto - cocnlude Roccalto - che la Presidente consideri fuori luogo l’attivazione del consiglio regionale per una notizia così importante ed il clamore non è suscitato dalle regole contrattuali ma dalla perdita di una professionalità che ha dato tanto in termini lavorativi al servizio pubblico regionale e che ora si vede costretto a trasferire la propria attività in regioni limitrofe con tutte le conseguenze economiche negative per la regione stessa e per i disagi recati ai pazienti del territorio. Sembra che soltanto due consiglieri regionali, Monni e De Sio, che ringrazio per aver dimostrato sensibilità verso il bene pubblico, abbiano capito l’entità del problema".
27/9/2014 ore 6:15
Torna su