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Avete poca memoria? La colpa è di un gene difettoso
Ricordare meglio al 50 per cento sarebbe una questione ereditaria. Gli esperti lo sapevano già, ma adesso una ricerca di una équipe dell'università di Zurigo ha anche individuato uno dei geni che sarebbe responsabile della memoria. Lo psichiatra Dominique de Quervain e il genetista Andreas Papassotiropoulos hanno scoperto che chi possiede il recettore 5-HT2a riesce a immagazzinare meglio le informazioni di chi non lo possiede. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience e può essere il primo passo verso la scoperta di nuovi geni importanti per la memoria. Dominique de Quervain spiega: " Sapevamo già che per il 50 per cento la nostra capacità di immagazzinare informazioni dipende dal corredo genetico, adesso abbiamo individuato uno dei geni responsabili del meccanismo, in pratica l'uno per cento di ciò che concorre a una migliore memoria." Il recettore 5-HT2a è una delle molecole che servono a captare la serotonina, cioè una sorta di 'traghettatore' di questa sostanza, che serve alle cellule nervose del cervello per comunicare. Il gene si presenta in ciascun individuo in due possibili varianti, a seconda di quella che possediamo, ricordiamo meglio. "Il nostro esperimento è stato fatto su un gruppo di coetanei, lavoratori o studenti di lingua tedesca, ai quali abbiamo fatto imparare delle parole - spiega De Quervain - in precedenza avevamo accertato tramite un esame del sangue quale dei due tipi di 5-HT2a era nel loro Dna. Avevamo anche verificato con dei test psicologici che conoscessero le parole che poi gli abbiamo chiesto di ricordare e che non avessero altri deficit di tipo culturale o cognitivo. Non ci sono dubbi, tutti coloro che ricordavamo più termini avevano la stessa variante del recettore".
Il gene 5-HT2a interviene in particolare sulla capacità di immagazzinare le informazioni: "I nostri test hanno dimostrato che se chiedevamo di ripetere un elenco di parole a breve distanza dalla lettura, i risultati dei due gruppi erano piuttosto simili - spiega il ricercatore - le cose cambiavano in modo consistente con l'allungarsi dei tempi: i soggetti con il recettore 5-HT2a ricordavano più parole dopo parecchio tempo". Un aspetto, questo, che può interessare la ricerca farmacologica per la cura di malattie quali l'Alzheimer "Per ora abbiamo identificato un solo recettore - dice De Quervain - ma se ne scopriremo altri potremo individuare farmaci che ne migliorino l'attività". Per chi non possiede il gene 5-HT2a, però, resta una possibilità per migliorare l'abilità di ricordare: per essere un po' più vicini a Pico della Mirandola, infatti, sono molto importanti l'allenamento e la tecnica: "Conta esattamente per la metà - conferma lo scienziato - il metodo con cui si acquisiscono le informazioni è determinante, così come l'allenamento. Per quanto madre natura ci aiuti, poi dobbiamo a nostra volta fare qualcosa".
(Fonte La Repubblica)

20/10/2003 ore 0:07
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